La Terra respira

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L’immagine che ho scattato di primo mattino, con il paesaggio immerso nel vapore acqueo, mi ha fatto pensare che “la Terra respira”, portandomi a fare alcune riflessioni.

Alito di vita

Alito -> vapore -> acqua -> Vita

L’alito è l’aria che un essere vivente emette durante la respirazione ed è composto principalmente da gas atmosferici e vapore acqueo.

Dice Ogotemmêli [i]: “La forza vitale della Terra è l’acqua. Dio ha impastato la terra con l’acqua. Nello stesso modo, Egli ha fatto il sangue con l’acqua. Anche nella pietra vi è questa forza, perché l’umidità è ovunque”.

Sta scritto nella Genesi: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.» (Genesi 2,7).

Il termine “essere vivente” accomuna l’uomo alle altre creature viventi.

Ma allora, cos’è che distingue in particolare l’uomo dalle altre specie viventi, animali o vegetali? Il teologo Eugen Drewermann, nel suo saggio “Sulla immortalità degli animali”, sostiene che gli animali hanno un’anima immortale. Secondo il gesuita Giovanni Marchesi la differenza sta nel fatto che l’uomo, diversamente dagli altri esseri viventi, oltre al corpo e all’anima, ha anche in dono lo Spirito. Nel Nuovo Testamento si legge, nella parte conclusiva della prima lettera di San Paolo apostolo ai Tessalonicesi: Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (1Ts 5,23).

Il potere della parola


«Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito», si legge nel Vangelo (Matteo 8, 5-13; Luca 7, 1-10). La parola ha potere? Essa contiene gli elementi della vita, sia fisica (acqua e calore) sia spirituale. La parola può guarire, ferire, uccidere, perdonare, salvare, condannare, rendere felici o tristi: la parola è energia vitale.

«E l’uomo, avendo potenza sulla parola, può dirigere la forza vitale», si legge nel saggio Muntu. La civiltà africana moderna (Giulio Einaudi Editore, Torino, 1961, p. 134). A pagina 135 dello stesso libro, il saggio dogon Ogotemmêli ribadisce: «In questo mondo la parola è di tutti; bisogna scambiarsela, affinché vada e venga, essendo cosa buona prendere e ricevere forze vitali».


[i] Pag. 51, “Dio d’acqua. Incontri con Ogotemmêli” di Marcel Griaule. Editore:‎ Bollati Boringhieri. Data di pubblicazione:  25 ottobre 2002. Ristampa marzo 2025

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Bibliografia:

Muntu. La civiltà africana moderna. Editore: 1961 Giulio Einaudi editore spa, Torino. Traduzione di Gustavo Glaesser. Pima edizione “Reprints Einaudi”, 1975

Nota: Muntu. La civiltà africana moderna è un saggio scritto dall’etnologo tedesco Janheinz Jahn, pubblicato per la prima volta nel 1958. Titolo originale: Muntu. Umrisse der neoafrikanischen Kultur. Editore: Eugen Diederichs Verlag, Düsseldor

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Dio d’acqua. Incontri con Ogotemmêli di Marcel Griaule. Editore:‎ Bollati Boringhieri.Data di pubblicazione:  25 ottobre 2002. Ristampa marzo 2025

Note:

“Dio d’acqua. Incontri con Ogotemmêli” è un libro che racconta la vita e la cultura dei Dogon, un popolo del Mali, attraverso gli occhi di Ogotemmêli, un anziano cacciatore rimasto cieco a causa di un incidente. Ogotemmêli fu scelto dai sacerdoti e dai notabili Dogon proprio per la sua straordinaria memoria e intelligenza per rivelare a Griaule la complessa cosmogonia del suo popolo. L’autore, Marcel Griaule, nel 1946 registrò le conversazioni con Ogotemmêli in merito al sistema di credenze dei Dogon e successivamente le pubblicò nel libro intitolato Dieu d’eau. Entretiens avec Ogotemmêli (1948).

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“Sull’immortalità degli animali” è un saggio del teologo tedesco Eugen Drewermann. Originariamente pubblicato in Germania nel 1990 con il titolo Über die Unsterblichkeit der Tiere dalla casa editrice Walter Verlag, il libro è stato pubblicato in Italia dall’editore Neri Pozza nel 1997 e successivamente ripubblicato dall’editore Castelvecchi nel 2013. L’opera include una prefazione della scrittrice Luise Rinser.

20° Rally Storico Città di Bassano – edizione 2026. Cos’è un rally storico.

Venerdì 9 e sabato 10 ottobre 2026, sulle strade tra la provincia di Vicenza e l’Altopiano di Asiago, si è disputato il 20° Rally Storico Città di Bassano, svoltosi in parallelo con la 43ª edizione del rally moderno. L’evento motoristico,  organizzato dalla scuderia Bassano Rally Racing, ha visto la partenza e l’arrivo a Bassano del Grappa in provincia di Vicenza.

Prima di ammirare i controsterzi di alcuni dei partecipanti al rally, facciamo qualche premessa.

Che cos’è, innanzitutto, un Rally Storico?

Un rally storico è una competizione automobilistica riservata a vetture d’epoca.

Chi può partecipare ad un rally storico?

Facendo riferimento al regolamento di Settore Auto Storiche di ACI Sport https://www.acisport.it/public_federazione/2026/pdf/Annuario/2026_ng_rally_storiche_v1_03-02.pdf

nelle linee guida si legge che la Commissione Auto Storiche seleziona annualmente un adeguato numero di Rally Storici ai quali possono partecipare tutti i Concorrenti licenziati ACI Sport o di altra ASN Europea (FIA) e piloti stranieri, purché dotati di licenza internazionale FIA.

Quali vetture sono ammesse ad un Rally Storico?

Le auto devono avere un’età “storica” e rispettare determinati requisiti tecnici stabiliti dai regolamenti sportivi.

Le vetture che partecipano ad un Rally Storico vengono suddivise in Raggruppamenti, Periodi, Gruppi e Classi.

Raggruppamenti

Nei Raggruppamenti, come evidenzia la parola stessa, le auto sono raggruppate in macro-aree temporali in base all’anno di costruzione.

Periodi

I Periodi distinguono in maniera più particolareggiata la vettura in base al suo anno di costruzione o fanno riferimento all’anno della sua configurazione tecnica.

Abbiamo 4 principali Raggruppamenti.

Nel I° Raggruppamento confluiscono le auto costruite fino al 1969, Periodi: E, F(1962-1965), G1(1966-1969), Esempi di vetture: Mini Cooper S, Porsche 911 (2.0);

nel II° le auto costruite dal 1970 al 1975, Periodi: G2 (1970 – 1971), H1 (1972 – 1975). Esempi di vetture: Porsche 911 RS, Lancia Fulvia HF 1.6, Fiat 124 Abarth Rally;

nel III° dal 1976 al 1981, Periodi: H2 (1976-1976/7), I (1977-1981). Esempi di vetture: Lancia Stratos, Fiat 131 Abarth, Ford Escort RS1800, Alfa Romeo Alfetta GTV, Porsche 911 SC;

nel IV° dal 1982 al 1992, Periodi: J1 (1982 – 1987); J2 (1988-1992). Esempi di vetture: Gruppo B: Lancia Delta S4, Audi Quattro; Gruppo A e Gruppo N: Lancia Delta Integrale, BMW M3, Ford Sierra Cosworth, Opel Corsa GSI, Fiat Ritmo 130 TC.

Abbiamo poi il Raggruppamento Auto Classiche, riservato alle vetture di più recente omologazione, suddiviso nel Periodo “K” 1993/2000, Periodo “KC” 1995/2000, Periodo “KRC” 1997/2000.

Questi Raggruppamenti hanno lo scopo di rendere più omogenea la competizione tra vetture evitando per esempio che una vettura costruita negli anni ’70 si ritrovi a competere con una vettura di pari tipologia e cilindrata costruita negli anni ’80 che ha potuto godere nel corso degli anni di importanti sviluppi tecnici.

Gruppi e Classi

Il Gruppo distingue la vettura a seconda del livello di preparazione che può essere di serie o competizione:

Fino al 1981 troviamo:

Turismo/Gran Turismo – Gruppo 1 e Gruppo 3

Turismo Competizione – Gruppo 2

Gran Turismo Speciale – Gruppo 4

A partire dal 1982:

Gruppo N

Gruppo A

Gruppo B

La Classe distingue la vettura in base alla cilindrata e si parte dalla Classe fino a 1000 cc e si arriva a quella oltre 2500 cc.

Ma quando si è svolto il primo rally storico?

Nella storia dei rally, se per “rally storico” intendiamo la nascita della disciplina automobilistica del rally, il primo rally in assoluto che si è corso è stato il Rally di Monte Carlo, svoltosi nel gennaio 1911. Se invece facciamo riferimento alla nascita delle competizioni moderne riservate alle auto d’epoca (denominate appunto Rally Storici), la prima manifestazione di questo tipo in Italia si è svolta nel 1986 con la prima edizione del Sanremo Rally Storico.

20° Rally Storico Città di Bassano

Conclusa l’introduzione, spazio ora allo spettacolo e alle derapate dei protagonisti che sabato 10 ottobre hanno animato il 20° Rally Storico Città di Bassano.

Il percorso ha previsto tre prove speciali ripetute due volte ciascuna: la selettiva “Cavalletto”, che ha attraversato i Comuni di Lugo di Vicenza e Calvene; la prova di “Rubbio”, nei Comuni di Lusiana Conco e Rubbio; e la mitica e storica “Valstagna”, nel territorio di Valbrenta.

La classifica finale assoluta del rally ha visto concludere al primo posto l’equipaggio formato da Adriano Lovisetto e Christian Cracco su BMW M3, seguito da Dennis Tezza e Massimo Merzari, ugualmente su BMW M3. Terzo classificato l’equipaggio composto da Michele Piccolotto e Alberto Bordin su Subaru Legacy.

Lovisetto Adriano e Cracco Christian su BMW M3 (Raggr. 4°, Per. J2, Gr. A, Classe fino a 2500cc)
Tezza Dennis e Merzari Massimo su BMW M3 (Raggr. 4, Per. J2, Gr. A, Classe fino a 2500cc)
Piccolotto Michele e Bordin Alberto su Subaru Legacy (Raggr. 4°, Per. J2, Gr. A, Classe oltre 2500cc)

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Marsura Bernardino e Benedet Mattia su Porsche 911 Carrera RS (Raggr. 2°, Per. G2/H1, Gr. 4/GTS, Classe oltre 2000cc)
Tezza Dennis e Merzari Massimo su BMW M3 (Raggr. 4, Per. J2, Gr. A, Classe fino a 2500cc)
Garzotto Fabio e Sbaichiero Andrea su Lancia Delta Integrale (Raggr. 4, Per. J2, Gr. A, Classe oltre 2500cc)
Mazzucato Alessandro e Orietti Michele su BMW M3 (Raggr. 4°, Per. J2, Gr. A, Classe fino a 2500cc)
Zordan Antonillo e Vezzaro Carlo su Porsche 911 SC (Raggr. 3°, Per. H2/I, Gr. 4/GTS, Classe oltre 2000cc)
Meda Roberto e Frigo Riccardo su Opel Corsa GSI (Raggr. 4, Per. J2, Gr. A, Classe 1600cc)
Canteri Marco e Valbusa Nicola su Ford Escort RS (Raggr. 2°, Per. G2/H1, Gr. 1/3-T/GT, Classe 2000cc)
Baghin Gianluigi e Crivellaro Giovanna su Alfa Romeo Alfetta GTV (Raggr. 3°, Per. H2/I, Gr. 2/TC, Classe 2000cc)

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Note dell’Autore

Foto di Maurizio Romio ©. Per la realizzazione delle foto ho utilizzato come corpo macchina una OM SYSTEM OM-1 MARK II e come lente l’obiettivo M.Zuiko Digital ED 40-150mm F2.8 PRO (lunghezza focale equivalente nel formato 35mm: 80-300 mm).

Per chi desiderasse mettersi in contatto i riferimenti sono:

Posta elettronica:

maurizio@romiocostabissara.it

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Vedi anche:

“Piloti… forse si nasce. Antonillo Zordan, storia e successi di un Campione di Rally. Stagione agonistica anni Settanta”

a cura di Maurizio Romio

Fioritura dell’albero di pero a ottobre – A pear tree in bloom in October

Fioritura anomala di un albero di pero nel mese di ottobre 2026. Località: Costabissara (Vicenza). Foto©Maurizio Romio

Normalmente l’albero di pero (Pyrus communis) fiorisce in primavera e allora perché nel mio giardino una pianta di pero è fiorita in ottobre?

Si tratta di un evento anomalo dovuto ad un cambiamento del clima. La pianta collega le temperature miti di ottobre e l’umidità del terreno e dell’aria all’arrivo della primavera. La pianta, attraverso i suoi recettori “annusa”  l’ambiente circostante e stabilisce che è arrivato il momento della fioritura.

I fiori attuali tra non molto, all’arrivo del freddo, andranno persi e non porteranno frutto l’anno successivo.

La pianta è un essere vivente

La pianta è un essere vivente e come tale percepisce e reagisce a ciò che la circonda. Molte volte, come per gli esseri umani, può essere tratta in inganno da condizionamenti esterni.

Albero di pero in fiore nel mese di ottobre 2026. Località: Costabissara (Vicenza). Foto©Maurizio Romio

Aver Fiducia

Quale altro messaggio ci trasmette questa pianta di pero in fiore nel mese di ottobre?

Una fiducia mal riposta non porta frutto ma tutto non è perduto. La pianta perderà sì tutto o in parte i frutti della stagione prossima ma continua la sua vita, la sua strada, e darà frutto certamente negli anni futuri.  Se scopriamo che la fiducia che abbiamo riposto in qualcuno è stata tradita guardiamo al nostro futuro con fiducia… i nostri fiori daranno sicuramente frutto nelle prossime stagioni.

Dice Bear Heart (Cuore d’Orso), un Nativo Americano sciamano,  nel suo libro[1] Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa (Edizioni Il Punto d’Incontro, 1998): “Avere fiducia costa molto. Ma quando siamo profondamente fiduciosi, anche se la gente in cui crediamo ci delude questo non ci tocca, perché è un loro problema. “…”. Se restiamo attaccati al concetto di tradimento e di dolore non cresceremo mai”.

L’ambiente che ci circonda, con i suoi stimoli, ha la sua importanza

E se i condizionamenti negativi rimangono nel tempo?

La nostra pianta di pero, in fiore nel mese di ottobre, per forza di cose non vedrà i frutti dei suoi fiori. I fiori possono essere il simbolo dei nostri talenti, del nostro impegno e dell’energia che mettiamo nel fare le cose, così come la pianta, allo stesso modo, indirizza la sua energia nel fiore.

Quale consiglio possiamo trarne?

Diversamente dalla pianta, che non può muoversi, noi esseri umani abbiamo, il più delle volte, la possibilità di cambiare luogo, ambiente, conoscere e instaurare relazioni con nuove persone, darci nuove opportunità di crescita.

Bibliografia

[1] Libro/Book

 “Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa” di Bear Heart con la collaborazione di Molly Larkin, Edizioni Il Punto d’Incontro, Prima edizione italiana pubblicata nel 1998. Titolo originale del libro “The wind is my mother – The life and teachings of a Native American shaman”. Prima edizione americana pubblicata nel 1996 da Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.


A pear tree in bloom in October

Normally, the pear tree (Pyrus communis) flowers in spring, so why did it flower in October in my garden?

This is an unusual occurrence caused by climate change. The plant associates the mild October temperatures and the moisture in the soil and air with the arrival of spring. Through its receptors, the plant ‘senses’ its surroundings and determines that the time to flower has come. These flowers will soon wither away when the cold weather sets in and will not bear fruit the following year.

The plant is a living being

The plant is a living being and, as such, perceives and reacts to its surroundings. Often, just like humans, it can be misled by external influences.

Having trust

What other message does this pear tree in bloom in October convey to us?

Misplaced trust bears no fruit, but all is not lost. The plant may well lose all or part of next season’s fruit, but it continues its life,its journey, and will certainly bear fruit in future years. If we discover that the trust we have placed in someone has been betrayed, let us look to the future with confidence… our blossoms will surely bear fruit in the seasons to come.

Bear Heart, a Native American Shaman, says in his book[1] The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman (Edizioni Il Punto d’Incontro, 1998): “Having trust comes at a high price. But when we are deeply trusting, even if the people we believe in let us down, it doesn’t affect us, because it is their problem. “…”. If we remain clinging to the concepts of betrayal and pain, we will never grow”. Traduzione del testo della frase riportata, dall’Italiano all’Inglese, a cura di Maurizio Romio autore del post pubblicato.

The environment surrounding us, with its various stimuli, plays a significant role

But what happens if the negative influences of that environment persist over time?

Consider a pear tree blooming in October: inevitably, it will never see the fruit that those blossoms could have produced. Flowers can symbolize our talents, our dedication, and the energy we pour into our endeavors—much like the tree channeling its own energy into its blossoms.

What lesson can we draw from this?

Unlike the tree, which is rooted in one place, we human beings almost always have the ability to change our location and environment, meet and build relationships with new people, and create fresh opportunities for growth.


Bibliography

[1]  The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman by Bear Heart with Molly Larkin (Edizioni Il Punto d’Incontro, 1998). Original title: The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman. First American edition published in 1996 by Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.


Bibliografia, Fonti/ Bibliography, Sources

Libro/Book

 “Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa” di Bear Heart con la collaborazione di Molly Larkin, Edizioni Il Punto d’Incontro, 1998. Titolo originale del libro “The wind is my mother – The life and teachings of a Native American shaman”. Prima edizione americana pubblicata nel 1996 da Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.

The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman by Bear Heart with Molly Larkin (Edizioni Il Punto d’Incontro). Original title: The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman. First American edition published in 1996 by Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York

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Vedi anche/See also:

Eto, vnhesse toyetskat (Mvskoke-Muscogee-Creek Language) Albero fratello amico mio

“There are many paths”

Esistono molte vie

Frase tratta dal libro “Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa” di Bear Heart con la collaborazione di Molly Larkin, Edizioni Il Punto d’Incontro. Titolo originale del libro “The wind is my mother – The life and teachings of a Native American shaman”. Prima edizione americana pubblicata nel 1996 da Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.

There are many paths

Quote excerpted from the book The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman by Bear Heart with Molly Larkin (Edizioni Il Punto d’Incontro). Original title: The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman. First American edition published in 1996 by Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.

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Author’s notes: Photo taken more than thirty years ago in the Monument Valley Navajo Tribal Park by my wife. Thanks

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Monument Valley Navajo Tribal Park

Link: https://navajonationparks.org/navajo-tribal-parks/monument-valley/

La valle si trova all’interno della Navajo Nation, un vasto territorio autonomo a cavallo tra New Mexico, Utah e Arizona.

Naabeehó dine’é

Nella Monument Valley vive una comunità di nativi americani appartenenti alla tribù dei Navajo.  La popolazione nativa identifica se stessa nel termine Diné. Nella lingua Diné Bizaad  (Link: https://opvp.navajo-nsn.gov/dine-bizaad/) Diné significa “il Popolo”.

Il parco è amministrato direttamente dalla Nazione Navajo (https://opvp.navajo-nsn.gov/)

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The valley is located within the Navajo Nation, a vast autonomous territory straddling New Mexico, Utah and Arizona.

A Native American community, belonging to the Navajo tribe, lives in Monument Valley. The native population identifies itself as Diné. In the Diné Bizaad language, (Link: https://opvp.navajo-nsn.gov/dine-bizaad/), Diné means “the People”.

The park is directly administered by the Navajo Nation (https://opvp.navajo-nsn.gov/)

Io ho solo premuto un piccolo pulsante… foto ad una coppia di anatre mandarine (Aix galericulata). La bellezza dell’amicizia con tutte le sue sfumature

In primo piano un esemplare maschio di anatra mandarina  (Aix galericulata) ripreso al Lago di Fimon, Arcugnano (Vicenza), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio.

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L’amicizia fra gli animali, anche di specie diverse,  può esistere?

Mercoledì 23 settembre 2026 alle prime luci dell’alba mi reco lungo le sponde del Lago di Fimon, ad Arcugnano in provincia di Vicenza,  con l’obiettivo di scattare alcune foto ad una coppia di anatre mandarine (Aix galericulata). Un amico fotografo di nome Luca il giorno prima mi ha comunicato la presenza al lago di questa specie di volatili.

Effettivamente così è stato e noto la loro presenza in mezzo ad un gruppo di germani reali e folaghe.

Due esemplari di anatra mandarina fra i germani reali. Lago di Fimon, Arcugnano (VI) Foto© Maurizio Romio

Il cielo è nuvoloso e la luce solare scarsa, situazione che può andare bene per evitare le ombre sul soggetto, un po’ meno per esaltarne i colori.

Entrambi gli esemplari spiccano subito agli occhi per le loro caratteristiche.

Maschio di anatra mandarina. Lago di Fimon, Arcugnano (VI) 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio

Molto colorato il piumaggio del maschio considerato fra i più belli in natura.

La testa presenta sfumature color marrone-rame, blu e verde metallico. Il collo presenta lunghe basette color castano-oro con sfumature ramate.  A me in particolare le “basette”, chiamate anche “favoriti”, fanno venire in mente una tipologia di  fuochi d’artificio color oro.

Il becco si presenta di colore rosso, gli occhi con un contorno bianco.

Il petto è viola-porpora contornato da bande laterali verticali di colore bianco-nero.

Sul dorso spiccano le “vele” color arancione e la presenza del piumaggio blu-metallico.

I fianchi sono di colore giallo ocra mentre il ventre è chiaro.

Uno dei due esemplari di anatra mandarina che incontro al Lago di Fimon mostra invece un piumaggio bianco con sfumature color nocciola. Si tratta di un’anatra mandarina  con mutazione Cioccolato, chiamata internazionalmente Apricot Mandarin, abbastanza rara in natura. Non si tratta della variante Albina della specie in quanto, oltre al fatto che il piumaggio non è totalmente bianco, gli occhi dell’esemplare fotografato non sono di colore rosso.

Esemplare di anatra mandarina  (Aix galericulata) con mutazione Cioccolato, fotografato al lago di Fimon, Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio.

Mentre sono intento a scattare loro qualche foto giunge un altro fotografo naturalista di nome Giovanni, esperto del luogo. Ci presentiamo e ci scambiamo alcune informazioni su questa coppia di anatre mandarine presenti al Lago di Fimon da circa 10 giorni.

Giovanni è molto gentile e mi suggerisce come far loro qualche foto che le ritrae in acqua.

Anatra mandarina  (Aix galericulata) con mutazione  Cioccolato. Lago di Fimon, Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio.

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Anatra mandarina  (Aix galericulata) con mutazione Cioccolato. Lago di Fimon – Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio, crop immagine precedente

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Anatra mandarina  (Aix galericulata) con mutazione Cioccolato. Lago di Fimon, Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio.

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Anatra mandarina  (Aix galericulata) mutazione Cioccolato. Lago di Fimon, Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio, crop immagine precedente

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Alla sera faccio vedere le fotografie scattate ad una coppia di miei amici. Lorenza, nel vedere le foto, riconosce immediatamente che si tratta di un’anatra mandarina. Mi dice che nei loro paesi di origine, specialmente in Cina e Giappone, queste anatre sono il simbolo dell’amicizia in quanto formano coppie molto stabili nel tempo. Osservandole nel loro ambiente naturale avevo notato che nei momenti in cui reciprocamente si allontanavano  l’una dall’altra mantenevano sempre un contatto visivo fra di loro e in caso di necessità subito si riavvicinavano l’una all’altra.

L’amicizia fra animali è possibile?

Nel scattare le foto ai due spendidi esemplari di anatra mandarina ho semplicemente premuto un pulsante… ma il risultato  è il frutto di una collaborazione fra più soggetti… Luca, Giovanni, Lorenza, le due anatre mandarine e il sottoscritto.

L’amicizia e la collaborazione portano risultati.

I colori variopinti dell’anatra mandarina potrebbero rappresentare le varie sfumature dell’amicizia.

Primo piano maschio di anatra mandarina  (Aix galericulata). Lago di Fimon, Arcugnano (VI), 23 settembre 2026. Foto ©Maurizio Romio, crop precedente immagine.

…e chissà mai se un giorno, oltre che a convivere, potremmo ritornare a parlarci  fra animali di specie diverse.

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Foto © Maurizio Romio. Le foto sono state scattate con OM SYSTEM OM-1 MARK II; obiettivo OM System M.Zuiko ED 150–600mm f/5.0-6.3 IS Sync (lunghezza focale equivalente nel formato 35mm: 300-1200 mm); Olympus M. 40-150mm F2.8 (lunghezza focale equivalente nel formato 35mm: 80-300 mm).

Località: Lago di Fimon – Arcugnano – Vicenza- Italy. Data: 23 settembre 2026.

Numeri, numerologia e simbologia

Questa foto che ritrae un gufo l’ho scattata in data 17 agosto 2024 alle ore 00:44.

Sommando singolarmente le cifre del giorno, del mese e dell’anno della data 17/08/2024, si ottiene la sequenza 8 8 8.

La somma dei numeri dell’ora dello scatto 00:44 è uguale a 8 preceduta da un doppio zero.

Secondo la numerologia lo zero, il doppio zero e il numero otto cosa simboleggiano?

E il gufo che messaggio spirituale comunica?   

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Se Dio possiede il potere di comunicare con noi in qualunque modo…allora perché Dio non potrebbe comunicare con noi attraverso un animale, un uccello, un fiore o nella maniera che Lui ritiene valida o opportuna?

Frase ispiratami dal libro “Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa” di Bear Heart con la collaborazione di Molly Larkin, Edizioni Il Punto D’Incontro. Titolo originale del libro “The wind is my mother – The life and teachings of a Native American shaman”. Prima edizione americana pubblicata nel 1996 da Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.

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If God possesses the power to communicate with us in any way… then why couldn’t God communicate with us through an animal, a bird, a flower, or in whatever manner He deems valid or appropriate?

A thought inspired by the book “Il vento è mia madre – Vita e insegnamenti di uno sciamano pellerossa” by Bear Heart with Molly Larkin (Edizioni Il Punto D’Incontro). Original title: “The Wind Is My Mother: The Life and Teachings of a Native American Shaman”. First American edition published in 1996 by Clarkson N. Potter, Inc./Publishers, New York.

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Foto scattata con Olympus E-M10 Mark III; obiettivo Olympus M. Zuiko 40-150mm F2.8 (lunghezza focale equivalente nel formato 35mm: 80-300 mm); @ 150.0mm (efov 300.0mm) f/3.2; Tempo esposizione 1/20sec; ISO 800; data e ora di scatto: 17 08 2024 ore 00:44; luogo: Delta del Po-Sacca degli Scardovari  (Rovigo).

Uomini e lupi – Marcos Rodriguez Pantoja

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(Foto©Maurizio Romio)

Chi era Marcos Rodriguez Pantoja morto nel mese di agosto 2026 in Spagna all’età di 80 anni?

Marcos Rodriguez Pantoja ha vissuto dai 7 ai 19 anni fra le montagne della Sierra Morena in Spagna.

Orfano di madre, all’età di sette anni fu affidato dal padre ad un pastore di capre affinché l’aiutasse ad accudire il gregge. Quando pochi anni dopo il pastore morì, Marcos si ritrovò da solo. In quel momento si immerse totalmente nella natura e imparò dagli  animali a sopravvivere in quell’ambiente naturale.

E’ in quel periodo che condivise la sua esperienza con i lupi che l’adottarono come membro del branco.

A 19 anni fu prelevato dalla Guardia Civil spagnola e forzatamente reinserito alla vita “civile e moderna” alla quale si adattò non senza difficoltà.

La sua esperienza fu motivo d’ispirazione per libri e film.

Per approfondimenti sulla vita di Marcos Rodriguez Pantoja vedi anche:

https://www.montagna.tv/279451/il-bambino-che-visse-con-i-lupi-la-storia-di-marcos-rodriguez-pantoja